venerdì 22 agosto 2014

Estate 2014 (?)




I vulcani sono luoghi molto particolari. Puoi arrivare sulla cima insieme a centinaia di persone, con guide espertissime, con la tua fidanzata, con la tua amante brasiliana o con i tuoi migliori amici ma, vicino come non mai contemporaneamente al centro della terra e al cielo, non puoi fare a meno di essere solo. Ci si sente soli in modo positivo, ci si rende banalmente conto di quanto siano piccole le nostre vite, i nostri problemi, tutto quanto prende una dimensione diversa, tutto diventa più leggero.

Io sono salito due volte sull'Etna (l'ultima i primi di agosto 2014) e una volta sulla cima dello Stromboli (da Ginostra e non dal lato di Stromboli - molto più difficile oltre che illegale, era il luglio del 2009). Pochi mesi dopo lo Stromboli mi trovai a rileggere "Viaggio al centro della Terra" di Jules Verne, un viaggio fantastico che comincia da un vulcano islandese e termina proprio con la fuoriuscita dei protagonisti del romanzo, dallo Stromboli. Le sensazioni provate sulla cima dello Stromboli (poi parzialmente rivissute sull'Etna) e la rilettura del romanzo di Verne, con occhi più maturi rispetto alla prima volta che lo lessi, mi diedero una spinta che non so spiegare. Ero all'inizio di un periodo di grandi cambiamenti, e quella montagna di fuoco in mezzo al mare mi diede una spinta incredibile.

Credo capiti a tutti, senza dovere per forza salire sulla cima di un vulcano - esperienza che comunque consiglio vivamente, di ripensare alle scelte fatte, alle decisioni prese, alle persone frequentate: amate, odiate, desiderate, offese, rifiutate. Credo capiti a tutti di ripercorrere la propria vita: ciò che si è fatto, ciò che non si è fatto e che si sarebbe voluto fare o, ancora peggio, ciò che si sarebbe potuto fare e non si è fatto.

Per fortuna, sin da piccolo, sono sempre stato uno risoluto, non mi sono mai (o quasi mai) pentito delle mie scelte, delle decisioni prese, non perché tutte le scelte fossero corrette, ma semplicemente perché ho sempre ragionato con la mia testa su ogni decisione, consapevole di possibili vantaggi, eventuali rischi e criticità da dovere affrontare. Forse in parte mi posso essere pentito di qualche amicizia o di qualche relazione, ma si tratta di esperienze che poi mi hanno permesso, dopo averle digerite, di non ricadere in situazioni "spiacevoli".

In breve, si può dire che la mia consapevolezza della legge per cui ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, è elevatissima.

L'estate 2014, l'estate che non c'è stata per diverse motivazioni, sarà alla base di una serie di nuove decisioni importanti. Prendere decisioni, e mi scuso per il gioco di parole, non è una cosa che si decide. Almeno per la mia esperienza, si tratta di un bisogno fisico, una necessità per far si che la mia testa ricominci a elaborare senza intoppi causati da troppe informazioni di cui una parte non più importanti, un po' come formattare un computer facendo un backup delle cose importanti o come riscrivere un curriculum eliminando informazioni superflue.

L'ultima volta che ho avuto bisogno di prendere decisioni importanti mi è capitato nell'arco di tempo tra l'incidente del 27 luglio 2007 e l'estate successiva, quella del 2008. Anche in quell'occasione tutto accadde in maniera naturale, senza sforzi. Cambiai un po' di cose, come il lavoro, ma cambiai soprattutto il mio modo di vedere il mondo. Oggi sono fiero di quei cambiamenti.

Però ogni cambiamento, ogni esperienza di crescita, di miglioramento deve, per forza di cose, portare ad altri cambiamenti, così da permetterci di crescere ancora, di migliorarci ulteriormente. Così questa insulsa estate 2014 mi sta mettendo dei grilli per la testa. Più che altro mi sta facendo prendere coscienza che alcune esperienze maturate in questi anni (intendo cose fatte, persone conosciute...tutto) meritano una continuità, altre cose vanno troncate, eliminate, digerite.
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