domenica 27 novembre 2016

LAPHROAIG 5-I-2008 GREAT



Da quasi nove anni conservo con cura una bottiglia di Whisky vuota. Solo da qualche anno ho compreso l'importanza di questo oggetto: la data scritta sull'etichetta è quella in cui ho deciso che quel periodo NERO era concluso, che era arrivato il momento di uscire da una stasi cominciata il 27 luglio 2007.
Sicuramente anche grazie a Mario, uno di quel gruppo di amici che in quei mesi mi sono stati più vicini. Lui mi stiede vicino silenziosamente, amorevolmente e costantemente, come fosse la cosa più naturale del mondo. Mario lo conosco e lo frequento dal 1989, anno in cui cominciammo a frequentare insieme il liceo. Da allora qualche anno è passato, ed acqua sotto i ponti ne è corsa a fiumi, e non ho difficoltà ad affermare con tranquillità che Mario è diventato un punto di riferimento, un amico che al momento del bisogno è presente, e la cosa bella è che lui sa sempre quando è il momento del bisogno.

Dietro quella bottiglia e quella data c'è il ricordo di una serata passata insieme: da poco avevo subito un intervento, l'ultimo capitolo di una serie di cose poco divertenti che mi erano successe in quei mesi, finalmente era stato rimosso il tensore esterno che aveva permesso al mio omero sinistro di tornare integro. Era "esterno" per modo di dire dato che il suddetto strumento era stato avvitato al mio braccio perforandone carne e ossa per mesi, dunque c'era davvero motivo di festeggiarne la rimozione.

Quella sera di gennaio Mario giunse a casa mia con una bottiglia sigillata di Laphroaig, uno dei nostri whisky preferiti e, come spesso capita con lui, sorseggiando l'ottima bevanda che aveva già accompagnato altri momenti della nostra amicizia, cominciammo a filosofeggiare sull'origine dei venti e sulla percezione dei colori.

Era un sabato freddo ma non troppo, il cielo era coperto ma non pioveva e decidemmo di uscire a fare un giro per Palermo con la sua vespa. Prima di partire scrivemmo la data sull'etichetta, seguita dalla parola GREAT.

Rilassati dalla giusta quantità di Laphroaig ci dirigemmo verso la Magione. A quell'epoca tenevo sempre in tasca un iPod carico della musica che aveva accompagnato la mia degenza in ospedale. Dentro c'era anche una compilation fatta da Mario apposta per me.

Arrivati alla Magione praticamente vuota, ci sdraiammo sul prato continuando a filosofeggiare e ascoltando, con un auricolare ciascuno, pezzi dei The Cure. Era una Magione diversa da quella di oggi, più calma, almeno nei miei ricordi. Forse l'intera città era diversa, almeno nei miei ricordi.

L'aria era fredda, ma non gelida e forse ci addormentammo. Di sicuro eravamo entrambi immersi nei nostri pensieri e nell'ascolto della musica ad un volume alto, ma non troppo.

Saranno state le due o le tre del mattino quando il rumore forte di colpi di arma da fuoco e successivamente l'arrivo delle forze dell'ordine annunciate dalle sirene delle volanti, ci scaraventarono nuovamente nella realtà. Non ho ricordi precisi di quei momenti, ricordo soltanto che eravamo talmente rilassati che quei fatti non influenzarono troppo il nostro stato di benessere.

Tornammo a casa interi, e non sapemmo mai cosa accadde realmente quella notte alla Magione.

Il mattino dopo decisi che, una volta terminata, quella bottiglia di Laphroaig sarebbe stata conservata gelosamente insieme ai ricordi di quella notte.
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